LA MAGNIFICA FABBRICA – 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta

Arte

Così è intitolata la Mostra promossa dalla Fondazione Teatro alla Scala, il cui Presidente è Giuseppe Sala, sindaco di Milano, per illustrare e descrivere le vicende occorse in 240 anni, dal 1778 all’attuale anno 2018, riferite al Teatro alla Scala di Milano,  considerato uno dei più prestigiosi al mondo.

La mostra, a cura di Fulvio Irace e Pierluigi Panza, realizzata grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo, Partner Edison e Mapei, si svolge all’interno del Museo Teatrale della Scala e resterà aperta fino al 30 aprile 2019.

Santa Maria alla Scala

L’allestimento segue l’idea di un immaginario libro e di un’orchestra, percorrendo,  in trenta diverse fasi, l’evoluzione, i fatti salienti, i riferimenti e le citazioni agli artisti, ai curatori, specificando gli interventi conservativi e innovativi. Al visitatore si offre anche un filmato di 17 minuti che presenta rari documenti sulla storia scaligera. Nel Ridotto dei Palchi Arturo Toscanini è proposto l’ultimo capitolo della storia, il progetto dell’architetto Mario Botta, che nel 2004 ha ridisegnato la funzione dell’edificio e il prossimo ampliamento previsto nel 2022 che arricchirà di una nuova torre il profilo del Teatro. Nascerà un edificio di sei piani interrati e undici fuori terra che, con una spesa stimata di 17 milioni di euro, consentirà  al palcoscenico di raggiungere unaprofondità di settanta metri.

Mario Botta (Mendrisio 1943) è autore di architetture in tutto il mondo, tra le quali il celebre MoMA di San Francisco (1989-1995), MART di Rovereto (1988-2002) e in Estremo Oriente, un Museo d’Arte a Seoul (2004).  Ricorda che sua nonna assisteva alle rappresentazioni del Teatro alla Scala e ne raccontava in famiglia con passione ed entusiasmo. Mario Botta conseguì la maturità artistica a Milano e si iscrisse alla Facoltà di Architettura dello IUAV a Venezia. I suoi tre grandi maestri  furono Carlo Scarpa, Charles Edouard Jeanneret, detto Le Corbusier e Louis Kahn.

Teatro alla scala

Inaugurato il 3 agosto 1778 con la rappresentazione “L’Europa Riconosciuta”, composta da Antonio Salieri, il Teatro alla Scala – allora denominato Nuovo Regio Ducal Teatro – fu costruito con il progetto di Giuseppe Piermarini, in conformità ad un Decreto dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. Il Teatro sorse al posto della Chiesa di Santa Maria alla Scala, da cui prese il nome.  Piermarini (Foligno 1734–1808) fu protagonista dell’età Neoclassica. Realizzò anche il teatro della Canobbiana (poi  teatro Lirico), la nuova facciata di Palazzo Reale, la Villa Reale di Monza, i Giardini pubblici di via Palestro, risistemò il complesso di Brera e i palazzi Greppi, Casnedi, Mellerio, Moriggia e Belgiojoso.

A Luigi Lorenzo Secchi (Avenza 1889-Milano 1992) chiesero di ricostruire la Scala, dopo i bombardamenti del 1943. Realizzò il Foyer, il Ridotto dei Palchi, quello delle Gallerie e le Scale degli Specchi, così come sono tali oggi. Laureato al Politecnico, si dedicò anche all’edilizia scolastica e progettò la Cozzi di Milano, che era allora la più grande piscina d’Europa.

Teatro alla scala

Nel 1956, nel ventre della Scala, all’interno dello spazio dell’ex Casino Ricordi, sorse un nuovo teatrino  chiamato Piccola Scala, progettato da Pietro Portaluppi (1888-1967) con l’ingegnere Marcello Zavellani Rossi. La sala aveva una capienza di 600 spettatori divisi fra platea, due ordini di palchi e la galleria. All’inizio della stagione 1983-1984, la Piccola Scala venne chiusa: i costi di messa in scena risultavano troppo alti e le nuove norme imponevano la riduzione a 250 posti. Divenuto un magazzino, oggi costituisce l’area laterale dell’attuale palcoscenico, dopo il restauro di Botta del 2014.

Giuseppe Sala afferma: “Come il Duomo, l’altra grande “fabbrica” di Milano, la Scala ha accompagnato l’evoluzione della città mostrando in tante occasioni quella straordinaria versatilità nell’adattarsi a nuovi gusti e tecnologie propria dello stile di Milano. Questa propensione continua ad animare il Teatro anche nel nostro tempo: dai lavori di restauro necessariamente incisivi, per risanare le ferite delle guerre, all’intervento coraggioso quanto innovativo curato da Mario Botta nei primi anni di questo millennio, fino ai recenti progetti di ampliamento approvati proprio in questi anni. Una soluzione di grande impatto architettonico che inciderà direttamente sulle attività del Teatro, da quelle artistiche a quelle organizzative e amministrative, garantendo la tutela dell’eredità storica e culturale di questa Istituzione”.Teatro alla scala

Mario Botta afferma: “Costruire è di per sé un atto sacro, è un’azione che trasforma una condizione di natura in una condizioni di cultura; la storia dell’architettura è la storia di queste trasformazioni, il bisogno che spinge l’uomo a confrontarsi con la dimensione dell’infinito. E’ una necessità primordiale nella ricerca della bellezza che sempre ha accompagnato l’uomo nella costruzione del proprio spazio di vita”.  In riferimento al Teatro alla Scala, dichiara: “Il dialogo fra le strutture storiche e i nuovi interventi parla della complessità, ma anche della ricchezza della città europea; la compresenza di differenti linguaggi è indice di un vissuto forte e intenso che riconosce alla cultura contemporanea un impegno sociale e civile prima ancora che estetico. Mi auguro che gli interventi sulla Scala, necessari e coraggiosi, possano essere di stimolo per la città, per una nuova consapevolezza delle sue enormi potenzialità”.

LA MAGNIFICA FABBRICA  – 240 anni del Teatro alla Scala da Piermarini a Botta

Mostra fino al 30 aprile 2019

Milano, Museo Teatrale alla Scala

Telefono per informazioni: +39 02 88797473

 

Judith Maffeis Sala

 

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