Arte Astratta in Italia: Umberto Mariani, Frammenti da Bisanzio

Arte

Dall’8 febbraio al 31 marzo 2019, presso il Museo Statale dell’Hermitage di San Pietroburgo, Palazzo dello Stato Maggiore, si svolgerà la mostra personale dell’artista Umberto Mariani “Frammenti da Bisanzio”, quaranta opere, eseguite dal 1968 al 2018.Umberto Mariani

Umberto Mariani, nel corso dei suoi cinquantacinque anni di attività, ha avuto l’onore, la soddisfazione, l’orgoglio di esporre con mostre personali e collettive in diverse città italiane ed estere. Le prime personali, nel 1965, alla Galleria 32 di Milano e alla Galleria La Cornice di Cremona. Quelle collettive, nel 1964, a Palermo “L’Arte contro la mafia”, a Spoleto, al Festival Due Mondi, a Milano alla XXIV Biennale d’Arte Città di Milano, a Savona alla Galleria La Fontana.Umberto Mariani

Quest’ultima, che si tiene al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, Umberto la definisce “la ciliegina in cima alla torta della mia vita” ed espone opere con la tecnica del “panneggio” che dichiara essere “il soggetto più trattato nei venticinque secoli di cultura figurativa europea” e precisa inoltre: “Piombo come seta. In apparenza leggera come seta la materia si piega e sistematicamente si schiera a percorrere la superficie, con ordine, seguendo linee rette, diagonali, parallele, perpendicolari tanto da saettare nello spazio e l’occhio la segue, va e viene lungo quelle linee che hanno un punto di partenza e uno, o forse tanti, di arrivo. Arrivano e partono le pieghe e fanno sì che la materia pesante sembri una stoffa morbida che, docile, è stata manovrata dalla mano esperta di un sarto, solerte ad accontentare i capricci di una signora esigente o forse le smanie di lusso di un uomo di potere. Fin dall’antichità il panneggio è stato segno di distinzione dell’abito della classe agiata: le pieghe ben ordinate avevano segnato il kaunakes dei Sumeri e scendevano precise a coprire parcamente le nudità nel corto gonnellino degli Egiziani; in Grecia il chitone si modellava sul corpo ricadendo armonioso mentre a Roma era indice di poca distinzione una toga dove le pieghe non piombassero secondo ritmi stabiliti. Gli artisti si sono sempre lasciati affascinare da quelle pieghe che ora cadenzate seguivano le linee del corpo, ora sottili e increspate accarezzavano le membra, si attaccavano alle curve, si bagnavano per aderire e mostrare in un gioco sottile. E poi quanti maestri hanno stropicciato le pieghe, hanno disfatto letti e divani, hanno attorto la stoffa o l’hanno seguita in un vortice di vento, creando suggestioni e allusioni, sollecitando pensieri e fantasie. Giochi di pieghe hanno esaltato la bellezza, contribuendo a creare immagini di seduzione, miti e icone. Cleopatra non sarebbe stata così fascinosa se i rigidi boccoli dell’acconciatura regale, ricadenti ordinatamente, non avessero incorniciato i suoi occhi di luna e Marilyn non avrebbe tentato le platee del mondo se la gonna plissé non si fosse sollevata a ruota, come una conchiglia da cui le gambe si offrono in un turbine di stoffa”.

Il piombo, trattato sino a diventare stoffa, attraverso l’estro di Mariani si trasforma nella base di una sorta di pittura che amalgama il colore per giungere ad un cromatismo vivace, acceso, con i rosa carnosi, i gialli solari, gli azzurri luminosi.

Nel 1950 Umberto Mariani si iscrisse al Liceo Artistico di Brera, proseguì frequentando dal 1954 al 1958 l’Accademia di Brera nella scuola di Achille Funi, fondatore e protagonista insieme a Sironi e a Carrà del Gruppo Artistico del 900. Mariani divenne assistente di Funi e collaborò a numerose realizzazioni ad affresco. Assolto il servizio militare, Mariani riprese il lavoro di assistente nello studio di Funi, attività che culminerà nella realizzazione della Pala di San Giuseppe per la Basilica di San Pietro in Vaticano e nella grandiosa decorazione ad affresco e a mosaico della cupola e dell’abside del Santuario di Sant’Antonio a Rimini. A metà degli anni sessanta, Mariani abbandona l’ambito del Maestro Funi per elaborare una poetica più personale e più attuale. I dipinti della sua prima personale ritraggono paesaggi finlandesi, a testimonianza del viaggio compiuto nel 1964 con Ritva Raitsalo, una giovane designer finlandese che sposerà nel luglio1965.Umberto Mariani

Negli anni successivi, Mariani abbandona i temi naturalistici e le forme diventano più emblematiche. “Oggetti allarmanti” sono datati dal 1967 in poi.  Da quel periodo, stringendo rapporti con altri artisti italiani e stranieri, ed attingendo dal suo estro, come un cronista che documenta e descrive i fatti dell’epoca, crea altre espressioni. Nel 1971 inizia il ciclo di dipinti Daumier: andata e ritorno. Nel settembre 1974 Mariani progetta il primo quadro del ciclo “Alfabeto Afono”. Sono due lettere drappeggiate, S e A, la sigla del ristorante Saint Andrews, dove l’opera trova collocazione.  Nel 1979 Mariani realizza grandi installazioni con forte accento teatrale. Nel 1985 affiora l’interesse per le forme barocche, nasce il ciclo degli Specchi, sagome ellittiche dalle quali affiorano forme spezzate di cornici. L’oro, il piombo e la pittura instaurano tra loro un rapporto dialettico molto vitale. Nel 1989 realizza una piccola serie di lavori utilizzando lamine di piombo come un tessuto a pieghe irrigidite in cui è possibile imprimere un’impronta: la forma celata. Da allora, Umberto Mariani crea le sue opere unicamente con il “panneggio” con le lamine di piombo, dando vita a forme realistiche, plastiche, volumetriche.  Esprime così il suo percorso di vita, ricordando la conoscenza di persone straordinarie e di viaggi nei luoghi più suggestivi del mondo.Umberto Mariani

ABSTRACT ART IN ITALY Umberto Mariani – Frammenti da Bisanzio, Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, Palazzo dello Stato Maggiore,  8 febbraio – 31 marzo 2019

A cura di Giovanni Granzotto, Dimitri Ozerkov, Gerard G. Lemaire, Silvia Ronchey

In collaborazione con Progettoarte ELM Milano – Opera Gallery Parigi

 

Judith Maffeis Sala

 

 

 

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial