La Vergine delle Rocce del Borghetto

Arte

In occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario del genio del Rinascimento, Leonardo da Vinci (1452-1519), la Fondazione Orsoline di San Carlo rende accessibile per la prima volta al pubblico “La Vergine delle Rocce del Borghetto”, opera di Francesco Melzi.

La stessa opera è stata esposta pubblicamente per poche settimane nel dicembre 2014 a Milano, a Palazzo Marino, accanto alla Madonna Esterhazy di Raffaello.

Dal 30 gennaio al 31 dicembre 2019, prenotando via mail – la prenotazione è obbligatoria – nella Chiesa di San Michele sul Dosso a Milano in via Lanzone 53, gli interessati potranno ammirare la copia fedele del dipinto di Leonardo conservato al Louvre, fedele all’originale nelle dimensioni ma realizzata su tela rettangolare e non tavola centinata.

<<Sono rarissimi i dipinti (se ne contano tre) oggi conservati in prestigiose collezioni d’arte – spiega Raffaella Ausenda, curatrice del catalogo edito per l’occasione da Skira – considerati dagli studiosi specialisti copie coeve d’alta qualità formale del capolavoro leonardesco entrato nella collezione dei Re di Francia. E, anche confrontandola con queste, la Vergine delle Rocce del Borghetto le supera: è assolutamente straordinaria nella perfetta misura dell’opera, nel materiale pittorico e nella qualità del disegno delle figure, nella loro posizione, nella cura nel panneggio e, soprattutto, nella fine bellezza dei loro dolcissimi volti, il modello leonardesco resta vivo.>>

Carlo Pedretti, uno dei massimi esperti leonardeschi, l’ha analizzata con cura e ne ha pubblicato i risultati nel Catalogo della Mostra del 2000 “Leonardo da Vinci – scienziato, inventore, artista”, organizzata dal Museo Nazionale Svizzero di Zurigo.

La prima versione della Vergine delle Rocce è un dipinto a olio su tavola trasportato su tela (199 x 122 cm) ad opera di Leonardo da Vinci, databile 1483/1486, conservato nel Musée du Louvre di Parigi, mentre la seconda versione (189,5 x 120 cm) sempre ad opera di Leonardo e databile 1494/1508 è conservata alla National Gallery di Londra.

La Vergine delle Rocce del Borghetto raffigura l’incontro tra il piccolo Gesù e Giovanni Battista, un episodio che non è narrato nei “Vangeli Canonici” ma, in particolare, dalla “Vita di Giovanni secondo Serapione” e dai “Vangeli Apocrifi”.

La scena si svolge in un umido paesaggio roccioso in cui sono dipinti fiori e piante acquatiche con minuzia da botanico. Al centro, Maria allunga la mano destra a proteggere il piccolo San Giovanni, inginocchiato in preghiera rivolto a Gesù Bambino, che è in atto di benedirlo e con il corpo in torsione; dietro di lui un Angelo con un vaporoso mantello rosso che guarda direttamente lo spettatore con un lieve sorriso e con la mano destra indica il Battista. La mano sinistra di Maria si protende in avanti protettiva verso il Figlio. Le figure emergono dallo sfondo scuro, con una luce diffusa tipica dello sfumato leonardesco che crea un’atmosfera avvolgente.

<< La Caverna rappresenta l’utero materno, il Luogo della Rinascita ed il passaggio nell’Aldilà. La Roccia è in relazione con la Missione di Cristo sulla terra, sorgente e bevanda purificatrice dell’anima. La Vergine è nel suo ruolo di madre e nutrice. L’Angelo indica Giovanni Battista, Messaggero di Redenzione, che si compirà attraverso il Battesimo e il Sacrificio di Cristo. Leonardo, come risulta da vari passi dei suoi scritti, era affascinato dall’immagine della “Caverna” dal punto di vista scientifico o geologico, ma soprattutto come “Interiora” della terra, natura sotterranea o subnatura, ricettacolo della vita geologica, dei movimenti enormi nello spazio e nel tempo che costituiscono il suo segreto >> – così si esprimeva André Chastel (1912-1990), insigne studioso del Rinascimento.

Francesco Melzi

Francesco Melzi

Francesco Melzi (1491-1570), appartenente alla ricca famiglia dei Melzi, divenne allievo prediletto di Leonardo all’età di quindici anni. Strinse col Maestro una profonda amicizia, lo accompagnò nel suo viaggio a Roma nel 1513 e in seguito in Francia nel 1517, dove, stipendiato dal Re di Francia Francesco I° per la sua attività di assistentedel Maestro, gli rimase accanto sino alla morte, avvenuta il 2 maggio 1519.

Leonardo, il 25 aprile 1518, nel Castello di Cloux Amboise, lo nominò nel suo testamento erede di tutti i suoi disegni e manoscritti artistici e scientifici. Eredità che il Melzi trasferì nella villa di famiglia a Vaprio d’Adda, conservandoli fedelmente sino alla sua morte.

Nel 1520, Francesco Melzi fu insignito del privilegio di Gentiluomo di Camera dal Re Francesco I° di Francia. Sposò Angela dei Conti Landriani ed ebbe otto figli. Il primogenito Orazio, dottore giureconsulto, cedette il patrimonio a Pompeo Leoni, scultore ufficiale del Re di Spagna Filippo II°, il quale promise in cambio cariche pubbliche presso il Senato di Milano.

Questo fu l’inizio della dispersione dell’opera grafica di Leonardo.

Le uniche opere certe di Francesco Melzi, firmate in lettere greche dall’artista sono il “Vertumno e Pomona” conservato alla Gemäldegalerie di Berlino, la “Flora” dell’Ermitage di San Pietroburgo e il “Gentiluomo col Pappagallo” della Collezione Gallarati Scotti a Milano.

Fu un artista dotato di buon talento, ne sono prova alcuni lavori degli ultimi anni di Leonardo in cui la sua mano si sostituisce spesso a quella del Maestro, ormai impossibilitato nel poter disegnare.

Alcune opere che fino a qualche tempo fa venivano attribuite a Leonardo sono state in seguito riconosciute come lavori di Francesco Melzi.

La Vergine delle Rocce del Borghetto

Chiesa di San Miche del Dosso, Congregazione delle Suore Orsoline di San Carlo

Via Lanzone 53, 20123 Milano

Visite guidate dal 30 gennaio al 31 dicembre 2019-02-05

Da lunedì a venerdì: ore 16,30 e 17,30; sabato. Ore 10.00 e 11,30 – 15.00 e 17,30

Domenica ore 15.00 e 17,30

prenotazioni @verginedellerocce-mi.it

 

Judith Maffeis Sala

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