“Canova e l’Antico” a Napoli dal 28 marzo al 30 giugno 2019

Arte

Antonio Canova, massimo esponente del neoclassicismo in scultura, nacque a Possagno (Treviso) nel 1757 da Pietro, lavoratore in pietra e architetto, e da Angela Zardo Fantolin, nativa di Crespano(Treviso).

Canova, all’età di quattro anni, perse il padre e sua madre, dopo non molto tempo, ritornata a Crespano, si risposò con Francesco Sartori, mentre il piccolo Antonio venne affidato alle cure del nonno paterno Pasino e dell’amata nonna Caterina Ceccato.  Dal secondo matrimonio di mamma Angela nacquero quattro figli, Giuseppe, Elisabetta, Maria e Giovanni Battista, poi vescovo di Mindo.

Nonno Pasino, descritto come uomo burbero e stravagante, era tuttavia un abile tagliapietre, che si rivelò un valente insegnante per il piccolo Antonio e lo mise a lavorare nel cantiere di villa Falier. Giovanni Falier  notò le capacità di Antonio e, sottraendolo al nonno, lo portò nella bottega di Giuseppe Bernardi Torretti a Pagnano d’Asolo e successivamente a Venezia nella bottega di Santa Marina.

Antonio CanovaNella città animata da profondi stimoli artistici e fermenti culturali, poté frequentare la Pubblica Accademia del Nudo e si dedicò allo studio del materiale statuario della galleria di Ca’ Farsetti, a Rialto, dove erano raccolti calchi in gesso di statue antiche e moderne. Qui maturò il primo approccio con la cultura classica e apprese, oltre ai segreti per scolpire il marmo, anche come gestire economicamente e tecnicamente una bottega. I primi lavori veneziani furono due Canestri di Frutta (Venezia, Museo Correr) per il senatore Falier. Seguirono, nell’ottobre 1773  Euridice e Orfeo in pietra di Vicenza (Venezia Museo Correr), sempre su commissione di Falier. Canova terminò le statue due anni dopo e, esposte nel maggio del 1776 alla fiera annuale dell’arte veneziana della Festa della Sensa, riscossero un folgorante successo, ratificando la sua ascesa nel mondo dell’arte. Nel 1775, anno in cui nacque il fratellastro Giovanni Battista Sartori, eseguì una copia dei Lottatori  dal gesso della collezione Farsetti (Venezia, Gallerie dell’Accademia).

Nel 1777, Canova poté aprirsi un nuovo studio più ampio a San Maurizio, dove l’anno successivo fu impegnato nella realizzazione del gruppo raffigurante Dedalo e Icaro per il procuratore Pietro Pisani (Venezia, Museo Correr). L’opera consacrò il suo prestigio professionale: a testimonianza del riconoscimento artistico fu nominato, nel marzo 1779, membro dell’Accademia veneziana, cui Canova donò in segno di riconoscenza un Apollo in terracotta.

Partito da Venezia, in ottobre 1779, dopo soste a Bologna e Firenze, arrivò a Roma il 4 novembre 1779, in compagnia dell’architetto Gianantonio Selva. Giunto nell’Urbe, venne accolto calorosamente da Gerolamo Zulian, ambasciatore veneto presso la Santa Sede che gli assegnò uno studio e un alloggio presso  Palazzo Venezia.  In questo soggiorno  conobbe il pittore Antonio Novelli, gli incisori Francesco Piranesi, Raffaele Morghen, Giovanni Volpato e frequentò lo studio di Pompeo Batoni. Visse intensamente le sue giornate: visitò le maggiori collezioni romane, come quella raccolta nei Musei Vaticani, dove ammirò l’Apollo di Belvedere, statua marmorea risalente al periodo post-ellenico, seconda metà del secondo secolo d.C., considerata  come uno dei supremi capolavori dell’arte mondiale, modello assoluto di perfezione estetica, copia romana di un bronzo creato tra il 350 e il 325 a.C. dello scultore greco Leocares.

Antonio CanovaEbbe modo di essere iscritto alla scuola di nudo all’Accademia di Francia e recarsi assiduamente a Teatro per lo spettacolo della danza. Si giovò della docenza dell’abate Foschi, messogli a disposizione da Zulian, con il quale imparò l’italiano, l’inglese, il francese, lesse i classici greci e latini, apprendendo la mitologia classica. I critici di Roma, nei primi anni, lo tacciarono di superbia ritenendolo un denigratore delle opere dell’antichità. Canova in realtà si scagliava contro la pedissequa imitazione dell’antico e preferiva produrre opere originali, in modo creativo, pur ispirandosi ai principi che regolavano l’arte greca classica.

Tra il 2 gennaio e il 28 febbraio 1780, Canova fu a Napoli, ospite della nobildonna Contarina Barbarigo. Nella città partenopea visitò la collezione Farnese (Reggia di Capodimonte), la Cappella Sansevero rimanendo estasiato dal virtuosismo del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino; osservò anche la statua della Pudicizia scolpita dal conterraneo Antonio Corradini, scultore veneto assai celebrato per le sue sculture velate. Soprattutto, Antonio Canova scoprì l’immenso patrimonio archeologico rinvenuto presso i siti di Pompei, Ercolano e Paestum. Maturò così un’apertura sempre più consapevole verso le istanze neoclassiche. Successivamente, partì per Venezia per ultimare alcuni lavori tra cui la statua del Poleni  per il “Prato della Valle”, la più grande piazza della città di Padova e tra le più grandi d’Europa. Chiuse anche lo studio lagunare.

Tornato a Roma, Canova eseguì un “Apollo che si incorona” su commissione del senatore Abbondio Rezzonico, nipote del papa che predilesse l’opera canoviana.  Su suggerimento di Gavin Hamilton, Canova iniziò a lavorare al grande gruppo marmoreo raffigurante “Teseo vincitore del Minotauro” (Londra, Victoria and Albert Museum), commissionato dall’ambasciatore Zulian. Quest’ opera  che Canova concepì come un vero e proprio manifesto della propria arte,  è considerata la prima vera scultura moderna del grande artista, assieme all’Ares Ludovisi  (Accademia di Belle Arti di Napoli).

Nel 1781 ottenne la pensione triennale dal governo della Repubblica veneziana. Adone e Venere (Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra) fu realizzato tra il 1789 e il 1794, senza alcuna commissione; fu poi acquistato dal patrizio genovese Giovan Domenica Berio di Salza che lo collocò al di sotto di un tempietto di un giardino nel proprio palazzo di Napoli. Alla morte del marchese nel 1820 il gruppo marmoreo fu acquistato ad un’asta dal colonnello Guillaume Favre e, per l’occasione, Canova decise di effettuare dei piccoli interventi sul panneggio di Venere, senza ricompensa. Il gruppo marmoreo raffigura l’estremo saluto  tra la dea Venere e Adone, un giovinetto di straordinaria bellezza che verrà poi ucciso da un cinghiale infuriato mossogli contro dal geloso Ares. Nascosto dietro le figure è presente il fedele cane da caccia di lui che guarda il padrone col muso all’insù; il suo pelo ruvido contrasta ed esalta la pelle liscia dei due amanti. Nel maggio del 1798 ritornò a Possagno. A Vienna gli fu commissionato dal duca Alberto di Sassonia il “Monumento funerario di Maria Cristina d‘Austria”. Nel 1800 eseguì il modello della statua colossale di Ferdinando IV di Borbone (Napoli, Museo Archeologico Nazionale). Si applicò a scolpire il Perseo trionfante, Creugante, Damosseno: tutte acquistate dal papa Pio VII per i Musei Vaticani. Nel 1802 fu nominato Ispettore generale delle Antichità e Belle Arti dello Stato della Chiesa, dell’Accademia di San Luca, dei Musei Vaticani e del Campidoglio. Si recò a Parigi per eseguire il ritratto di Napoleone Bonaparte. Nel 1804 esegui il ritratto di Pio VII da donare a Napoleone (Versailles, Chateau).Antonio Canova

Le Danzatrici  canoviane, oggetto di riflessioni sia in marmi, sia in disegni, poi trascritti a tempera su carte a fondo nero come tante pitture antiche, che l’artista realizzò tra il 1796 e 1807, sono leggiadre figure di ninfe e di danzatrici. In quegli anni, Canova soggiornò a Venezia e nella Casa di Possagno, in attesa di partire per un importante viaggio in territorio asburgico che compì tra agosto e settembre del 1798. Si suppone che queste opere furono successivamente trasferite a Roma e ritornarono a Possagno soltanto alla morte dello scultore, quando il fratello  provvide a trasferirvi tutto il patrimonio nel paese natale nel 1829.

A Possagno d’interesse artistico è l’imponente Tempio canoviano (Chiesa della Santissima Trinità) in stile neoclassico, progettata all’inizio del XIX secolo da Antonio Canova, oltre al museo della Gipsoteca canoviana, che è parte del museo Canova, dedicato alle opere dello scultore; del museo fa parte anche la Casa dell’artista. La Gipsoteca, progettata nel 1836 dall’architetto veneziano Francesco Lazzari (1791-1871) fu voluta dal fratellastro, il vescovo di Mindo Giovanni Battista Sartori (1775-1858) per raccogliere i modelli di gesso, i bozzetti di terracotta, alcuni marmi che si trovavano nello studio dell’artista a Roma, al momento della sua morte (Venezia, 13 ottobre 1822). A Possagno, nella Casa natale, Canova trovò spesso l’ambiente adatto per riposarsi dall’enorme mole di lavoro che gli veniva continuamente commissionata a Roma e qui, mancandogli il marmo, si dedicava alla pittura. Quattro anni dopo la sua morte, lo studio romano fu chiuso da Sartori e tutte le opere contenute trasferite a Possagno. Nel 1853, tutti gli edifici e le collezioni della Gipsoteca e della Casa furono ceduti da Sartori al comune di Possagno. La Gipsoteca canoviana fu ampliata nel 1957, nell’occasione delle celebrazioni del 200° anniversario della nascita dell’artista con una nuova e modernissima ala progettata dall’architetto veneziano Carlo Scarpa (1906-1978).

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN –  è in programma, dal 28 marzo al 30 giugno 2019, la mostra Canova e l’Antico”, una mostra-evento, straordinaria per tematica e corpus espositivo, co-promossa dal Mibac-Museo Archeologico Nazionale di Napoli con il Museo Statale Hermitage di San Pietroburgo nell’ambito di un importante protocollo quadriennale di collaborazione che lega le due istituzioni e che è stato propiziato dalla lungimiranza di Maurizio Cecconi con l’ausilio di Villaggio Globale International. La mostra ha ottenuto il sostegno della Regione Campania, i patrocini del comune di Napoli, della Gipspoteca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia. Per la prima volta vengono esposti 12 grandi marmi e oltre 110 opere del sommo scultore per mettere a fuoco nel Tempio dell’Arte Classica il legame fecondo tra Canova e l’Antico.  Giuseppe Pavanello (1947), storico dell’Arte, docente all’Università degli Studi di Trieste, direttore del Centro Studi Canoviano, ha curato la mostra e il Catalogo, edito da Electa.Antonio Canova

Il professor Pavanello, ha recentemente realizzato un testo inedito nel quale descrive in maniera avvincente l’inimitabile percorso umano e artistico del Canova attraverso i suoi capolavori in scultura e, particolare importante, ha rivelato come l’artista rendeva il marmo simile alla carne con l’utilizzo di colore, cere e di una sua invenzione, l’acqua di rota. Paolo Giulierini, direttore  del Museo Archeologico Nazionale di Napoli ringrazia il professor Michail Piotrovskij, Direttore del Museo Statale Ermitage e il curatore del dipartimento canoviano dottor Sergej Androsov. Ringrazia gli enti istituzionali, il Comune di Napoli, la Regione Campania, il Governatore Vincenzo De Luca, la Direzione Generale per le politiche culturali e il turismo della Regione Campania.  Una lode al fotografo Mimmo Jodice (19349 che ha saputo comprendere la scultura di Canova.

Vittorio Sgarbi, celeberrimo critico d’arte, figura enigmatica quanto carismatica, è stato nominato Presidente della Fondazione Canova Onlus  sabato 26 gennaio 2019. Nell’occasione, ha precisato: << Di fondamentale importanza sarà il coordinamento delle attività in preparazione alle celebrazioni canoviane: queste avranno inizio l’11 luglio 2019, a 200 anni della posa della prima pietra del Tempio di Possagno per giungere al 13 ottobre 2022, data che segna i 200 anni dalla morte del Canova>>. E’ stata inoltre ufficializzata, il 15 febbraio 2019, la nomina di Sgarbi alla presidenza del CDA del MART di Rovereto. Già Sottosegretario al Beni Culturali nel 2001 2002, dal 2008 al 2012 è stato eletto sindaco nel comune di Sutri. Parallelamente all’attività politica non ha mai smesso di occuparsi d’arte. Tra i molti riconoscimenti quello di Presidente del Comitato Scientifico del Museo Campano di Capua e dell’Accademia di Belle Arti di Urbino. In occasione della grande mostra dedicata al Canova, il pubblico potrà farsi affascinare da due installazioni immersive dalla farfalla di Amore e Psiche al gigante Ercole che scaglia Lica, ai grandi miti scolpiti nel bianco marmo, fino alle tempere policrome su fondo scuro dedicate alla danza.

Una nuova storia a fumetti sul settimanale Topolino  – Panini Editore – sarà in edicola dal 1° maggio 2019. Topolino Canova e la scintilla poetica. Torna anche il volume illustrato con protagonista Nico, personaggio alla scoperta di Canova edito da Electa; il primo volume era uscito in occasione della riapertura della sezione egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Nico alla scoperta del MANN).

Info e prenotazioni

Museo Archeologico Nazionale di Napoli piazza Museo 19, 80135 Napoli

T: 081.4422149 museoarcheologiconapoli.it

date: 28 marzo 30 giugno 2019 

orari: aperto tutti i giorni, tranne il martedì, ore 9.00 – 19.30 Le operazioni di chiusura iniziano alle 19.00 Prenotazioni ingresso e visite a cura di Coopculture

dall’Italia 848.800288 – 848.082408

dall’estero e da cellulare +39 06 39967050

dal lunedì al venerdì ore 9.00-13.00 e 14.00-17.00 sabato ore 9.00-14.00

prenotazione obbligatoria per le scuole da febbraio a maggio 2019

 

Judith Maffeis Sala

 

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial