Rapina a Stoccolma, quando gli ostaggi diventano complici

Cinema

Un eccentrico rapinatore, Lars Nystrom, ex detenuto, irrompe nella Banca Centrale per mettere a segno un ingente bottino e per realizzare il suo piano inscena una sfida: cattura in ostaggio tre impiegati della banca, due donne e un uomo e pretende la liberazione del suo compagno di cella Gunnar in modo d’averlo accanto a sé a condurre le trattative. La polizia libera Gunnar Sorensson e lo conduce sul luogo, imponendo allo stesso Gunnar di svolgere il ruolo di intermediario fra forze dell’ordine e Lars, in cambio della sua stessa libertà.

Inizia una difficile trattativa durante la quale i prigionieri dimostreranno solidarietà verso il rapinatore e sfiducia nelle istituzioni. Ne scaturisce anche una storia d’amore tra Lars, un criminale folle e divertente, e l’impiegata Bianca Lind, una madre di famiglia all’antica.

Lars non è un bieco malvivente ma una persona con delle passioni: la musica, la Ford Mustang 302 di Steve Mc Queen, la celeberrima automobile sportiva statunitense di media classe e di grandi dimensioni, prodotta nel ’64, con la quale Lars vorrebbe fuggire a definizione trattative, portandosi a bordo il denaro e gli ostaggi.

Questa specie di partita durerà tre giorni e non avrà un esito favorevole per il rapinatore ma evidenzierà un inaspettato atteggiamento di parte degli ostaggi verso i rapinatori, definito dagli psicologi come “sindrome di Stoccolma”.

Quella degli ostaggi che solidarizzano con i rapitori, “la sindrome di Stoccolma” prende il nome dalla rapina datata 23 agosto 1973, proprio quella del film. La trama del film, infatti, comprende tutti i punti chiave della storia vera, tutte le cose folli che sono realmente accadute (il rapinatore ha indossato un travestimento ridicolo, si è messo a cantare delle canzoni e le ha fatte cantare alla polizia, ha chiesto una Ford Mustang per fuggire, è riuscito a chiamare direttamente il primo ministro svedese, ha fatto sesso nel caveau con una degli ostaggi). Nella storia vera, datata agosto 1973, Jan-Erik Olsson prende il controllo della Sveriges Kreditbank di Stoccolma dove, insieme a Clark Olofsson, tiene in ostaggio quattro persone per sei giorni poiché il governo svedese gli impedisce di lasciare la banca con gli ostaggi. Gli ostaggi finiscono per legarsi ai loro sequestratori rivoltandosi contro le autorità, un fenomeno che gli psicologi hanno definito “la sindrome di Stoccolma”.

Gli psicologi considerano “la Sindrome di Stoccolma” un caso particolare derivante da “legami traumatici”, quei legami spesso molto forti che possono nascere fra due persone, quando una delle due gode di una posizione di potere nei confronti dell’altra e, a intermittenza, la intimidisce, la picchia o usa altri tipi di violenza nei suoi confronti.

Robert Budreau, sceneggiatore, regista e produttore del film dichiara: <<Non sapevo che l’espressione “sindrome di Stoccolma” fosse legata a questo caso di cronaca, in cui accaddero cose incredibili, assurde; particolare anche lo scenario politico mondiale dell’epoca che vedeva da un lato un’America conservatrice che usciva dalla guerra in Vietnam, con Nixon, e dall’altro una Svezia che continuava ad essere socialdemocratica. Oggi è rimasta ancora qualche traccia di quella politica e nell’era di Trump c’è una certa atmosfera paranoica simile a quella degli anni ‘70>>.

L’attore Mark Strong aggiunge: << E’ stato affascinante scoprire come, nel 1973, ci fosse un paese con un contesto in cui i sequestratori fossero più vicini agli ostaggi di quanto non lo fossero quelli che dovevano provare a salvarli. In un film come questo, ambientato negli anni ’70, gran parte del divertimento consiste nel poter realizzare acconciature e costumi: i jeans che indosso sono fenomenali, ti riportano davvero indietro a quei tempi>>.

Rapina a Stoccolma

Regia e sceneggiatura: Robert Budreau

Genere: commedia

Durata: 92 min

Anno: 2018, Paese Canada, U.S.A.

Distribuzione: M2 Pictures

Produzione: Darius Film, Lumanity Production, JoBro Production&Film Finance

Cast: Ethan Hawke, Mark Strong, Noomi Rapace, Christopher Heyrdahl, Thorbjorn Harr, Bea Santos

Nelle sale italiane: dal 20 giugno 2019

Judith Maffeis Sala

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