Allergie e malattie respiratorie in tempo di COVID-19

Medicina

Allergie e malattie respiratorie in tempo di COVID-19

L’arrivo della primavera che annuncia l’avvento della bella stagione, non viene accolta con molto entusiasmo da parte di coloro che soffrono di manifestazioni dovute ad allergie o a malattie respiratorie…

In emergenza Coronavirus, ne parliamo con i Professori Gian Luigi MarsegliaGiorgio Piacentini.

Prof, MarsegliaIntervista al Professor Gian Luigi Marseglia – Presidente della Conferenza Permanente delle Scuole di Pediatria, Presidente SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica) e Direttore Clinica Pediatrica Università di Pavia-Fondazione IRCCS Policlinico “San Matteo”, Pavia.

Se siamo soffriamo di allergie e i sintomi si manifestano a livello della testa e delle alte vie respiratorie.

Professor Marseglia, i sintomi allergici possono essere confusi con i sintomi del Coronavirus. Come possiamo distinguerli e non andare nel panico?

I sintomi della rinite allergica tipicamente sono rappresentati da ostruzione nasale, rinorrea, starnutazione e congiuntivite.

L’asma bronchiale può presentarsi principalmente con tosse, respiro sibilante e fiato corto.

La febbre non è un sintomo attribuibile alle allergie.

Secondo quanto recentemente dichiarato dalla WHO, l’infezione da SARS-CoV2 si manifesta nel 90% dei casi con febbre e tosse secca (68%), astenia, distress respiratorio, faringite, mialgia e meno frequentemente con diarrea.

La congestione nasale sembrerebbe essere presente solo nel 5% dei pazienti infetti, mentre la congiuntivite nel 0,8% dei casi.

Soffrire di rinite e asma allergica può comportare un maggior rischio di sviluppare il Covid-19?

Al momento rinite allergica e asma bronchiale non sembrerebbero rappresentare un fattore di rischio di sviluppare COVID-19, né forme più severe dell’infezione.

I dati disponibili fanno riferimento a pochi pubblicati in Cina in pazienti adulti ospedalizzati, quindi influenzati da possibili bias (Termine scientifico che indica tendenza, inclinazione, distorsione).

Tuttavia, il Center for Disease Control and Prevention inserisce i pazienti con asma moderato-grave o non controllato tra le categorie a rischio di COVID-19 grave.

La comunità scientifica e pediatrica attualmente raccomanda a tutti i pazienti asmatici di proseguire la terapia inalatoria prescritta.

La prevenzione e cura delle allergie cambia se non abbiamo attività outdoor?

Le indicazioni per la cura e la prevenzione delle allergie agli acari della polvere, all’epitelio di animale o alle muffe restano ovviamente le stesse.

Per quanto riguarda le allergie ai pollini di piante erbacee ed arboree si raccomanda di evitare di areare l’abitazione nei giorni ventilati e con maggiore concentrazione di pollini.

Inoltre, anche se non si svolge attività outdoor, è comunque consigliabile evitare di stendere il bucato all’aperto nei periodi di maggiore diffusione pollinica.

Nonostante la limitata attività outdoor, tutti i pazienti allergici devono proseguire con regolarità e costanza le terapie prescritte dal proprio allergologo.

Per proteggere i bambini ci sono norme igieniche aggiuntive anti-allergia da mettere in atto in ambiente chiuso come la casa?

Sicuramente. È fondamentale areare le camere da letto tutti i giorni, pulire i pavimenti con aspirapolveri con filtro HEPA, rivolgendo una cura particolare e quotidiana ad eventuali tappeti su cui i bambini giocano.

Tuttavia, sarebbe preferibile mettere da parte tende e tappeti.

È importante sanificare quotidianamente i pavimenti e le superfici di bagno e cucina, utilizzando detergenti e disinfettanti a base di cloro o alcol.

Inoltre, è raccomandabile prestare cura nella preparazione dei cibi, lavando le mani prima e dopo la loro preparazione.

Due norme fondamentali: il lavaggio frequente delle mani ed evitare l’esposizione al fumo passivo.

Le piante da esterno di balconi e terrazzi possono creare dei fastidi a chi soffre di rinite e asma allergica? Quali piante è meglio evitare?

È fondamentale la conoscenza dell’allergene responsabile dei sintomi allergici, per cui è raccomandabile la valutazione del calendario pollinico.

Per quanto possibile, sarebbe consigliabile evitare l’esposizione ai pollini delle piante responsabili dei sintomi allergici.

Pertanto, è consigliabile evitare di coltivare su balconi e terrazzi tutte quelle piante che rilasciano i pollini a cui si è allergici.

Intervista al Professor Giorgio Piacentini – Professore Ordinario di Pediatria, Università di Verona, Direttore UOC di Pediatria, AOUI di Verona-Direttore Scuola di Specializzazione in Pediatria, Università di Verona e Presidente SIMRI (Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili).

Se la gola è infiammata, abbiamo tosse, respiro corto e febbre.

Professor Piacentini, chi soffre di asma, di bronchiti, di polmonite è a maggior rischio di contagio? Il Covid-19 può interferire e a che livello con queste patologie? Le linee guida GINA (Global Initiative on Asthma) cosa raccomandano per chi soffre d’asma? La terapia da seguire a casa cambia?

Allo stato attuale delle conoscenze, i bambini, hanno un rischio molto più basso rispetto agli adulti di ammalarsi con il COVID-19 e di avere infezioni gravi. 

A quanto finora noto anche i bambini con asma non presentano fattori di rischio importanti e non sembra che il COVID-19 sia un fattore scatenante per un episodio acuto di asma.

Ciò nonostante, indipendentemente dalla pandemia da COVID-19, l’asma è caratterizzata da crisi da lievi a moderate, spesso scatenate da fattori infettivi e/o allergici, e la terapia con steroidi per via inalatoria, se già in atto, non va interrotta a causa della possibile infezione da COVID-19.

Come possiamo distinguere i sintomi? Se la tosse è secca o grassa come dobbiamo comportarci? La febbre è un sintomo che ci deve mettere in allarme?

Da quanto visto fino ad oggi, soprattutto nell’adulto, la manifestazione da COVID-19, sono caratterizzate soprattutto da tosse secca.

Per questo, può essere difficile distinguere questa forma dalla tosse che si riscontra nel corso di episodi di broncospasmo, anch’essa secca e persistente in molti casi.

Un possibile criterio di differenziazione potrebbe essere proprio la febbre, normalmente non caratteristica delle forme allergiche.

Inoltre, l’allergia spesso si manifesta anche con prurito a naso e occhi, spesso esteso anche alle strutture limitrofe dell’orofaringe e con rinorrea trasparente.

Tutti questi sintomi possono aiutare ad orientarsi tra le diverse forme.

I bambini sembrano essere meno coinvolti dal contagio e reagiscono meglio, perché? Esiste un’età a maggior rischio?

Al momento non esiste una risposta univoca a questa domanda.

Ci sono ipotesi che chiamano in causa la diversa espressione di recettori a livello delle cellule alveolari nei bambini rispetto agli adulti oppure alla diversa capacità di risposta del sistema immunitario del bambino.

A questo riguardo sono state ipotizzate diverse possibilità, che chiamano in causa sia i meccanismi di immunità cosiddetta “innata”, quella cioè che ci difende da microorganismi che non abbiamo ancora avuto modo di conoscere e combattere, sia quella “acquisita”, e cioè la risposta anticorpale che il nostro organismo organizza quando incontra un patogeno.

Tra le altre ipotesi è stato considerato anche un vantaggio del sistema immunitario del bambino nella risposta a questo virus grazie agli stimoli delle ripetute vaccinazioni e alle frequenti infezioni virali in genere che si hanno in età pediatrica.

I sintomi di patologie delle basse vie respiratorie sono i medesimi negli adulti e nei bambini o ci sono segnali distintivi da saper riconoscere?

I sintomi a carico delle basse vie aeree presenti nell’individuo adulto vanno comunque considerati anche per l’età pediatrica, anche se non è detto che vi sia una corrispondenza completa e, fortunatamente, al momento sembrerebbero essere di entità ridotta rispetto all’adulto.

In ogni caso si deve considerare che nel bambino sono, fortunatamente, ancora troppo piccoli i numeri per avere delle chiare indicazioni riguardo ai sintomi esclusivi dell’infezione da COVID-19 e per questo dovrebbero essere valutate con molta attenzione e prudenza nella diagnosi differenziale anche situazioni cliniche non del tutto suggestive in relazione a quanto osservato nell’adulto, qualora queste situazioni non trovino risposte eziopatologiche consuete per l’età pediatrica.

Nei bambini di età inferiore ad un anno che sono esposti al rischio di bronchiolite, come si possono riconoscere i sintomi senza confonderli con il Covid-19 e, nel caso di manifestazioni, cosa bisogna fare? Quali norme igieniche aggiuntive devono essere messe in atto verso i bambini?

Il bambino in età inferiore all’anno è particolarmente delicato per ogni problematica di salute che possa manifestare.

In particolare, essendo il Covid-19 una situazione caratterizzata soprattutto da sintomi respiratori, anche se nel bambino si è visto non essere esclusivamente limitato a tale apparato, è evidente che patologie come la bronchiolite possono mettere in seria difficoltà il pediatra impegnato nella diagnosi differenziale.

In questi casi solo una stretta e attenta osservazione di diversi segni e sintomi che si possono manifestare nei singoli casi può aiutare il curante a prendere le corrette decisioni di gestione clinica, compresa quella di effettuare un test diagnostico specifico, il cosiddetto tampone.

Per le famiglie con i bambini piccoli vale senz’altro la raccomandazione di osservare con il massimo scrupolo tutte le misure indicate dalle autorità sulla prevenzione e diffusione dell’infezione, evitando in particolare contatti con figure esterne al nucleo familiare se non per cause di assoluta necessità, come ad esempio una visita pediatrica urgente.

www.unrespirodisalute.it –  SPECIALE COVID-19

 

Stefania Bortolotti

 

 

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial