XXXVII Congresso “Conoscere e Curare il Cuore”

Salute

XXXVII Congresso

Ecco – a grandi linee –  quanto è emerso dal  XXXVII Congresso “Conoscere e Curare il Cuore” (http://www.centrolottainfarto.org/congresso/) svoltosi a Firenze nei giorni scorsi.

Le informazioni sulla correlazione tra microbiota intestinale e rischio cardiovascolare sono crescenti. Alcune specie del microbiota influenzano il metabolismo di specifici componenti alimentari. Altri ceppi metabolizzano invece la fibra alimentare, sintetizzando acidi grassi a corta catena, dotati tra l’altro di una significativa attività antinfiammatoria.

La possibilità di influenzare la composizione e l’attività del microbiota intestinale rappresenterà probabilmente, in futuro, un componente importante delle strategie di prevenzione cardiovascolare.

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È ormai indiscutibile il fatto che la mortalità della BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) sia prevalentemente cardiovascolare, piuttosto che respiratoria. Sorprendentemente, il legame tra BPCO e malattia coronarica va ben oltre quanto atteso sulla base dei fattori di rischio condivisi: la prevalenza di cardiopatia ischemica è, infatti, eccezionalmente elevata e nettamente più frequente rispetto alla popolazione generale.

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Molteplici evidenze scientifiche indicano, inoltre, che nella fase “stabile” di BPCO il rischio di infarto miocardico acuto è aumentato di circa 2-3 volte rispetto alla popolazione di controllo senza patologia polmonare, un dato tale da suggerire che la BPCO sia da considerare un fattore di rischio maggiore, alla stessa stregua del diabete o della dislipidemia.

Professor Francesco Prati

Professor Francesco Prati

Grazie alle strategie di imaging intracoronarico ad alta risoluzione sottolinea il Professor Francesco Prati, Presidente della Fondazione Centro per la Lotta contro l’Infartoè possibile pianificare strategie sempre più mirate e personalizzate per la cura delle patologie cardiovascolari. Numerosi studi retrospettivi hanno documentato che la maggioranza delle placche responsabili di eventi coronarici acuti sono di grado lieve alla valutazione angiografica basale. Pertanto, la sola coronarografia non è uno strumento affidabile per l’identificazione delle stenosi a rischio di instabilità. Studi recenti hanno dimostrato che l’occlusione trombotica dopo la rottura di un ateroma ricco di lipidi con un nucleo necrotico coperto da un sottile strato fibroso di tessuto intimale (il cosiddetto “fibroateroma a capsula sottile”, TCFA) sia la più comune causa di IMA (infarto del miocardio acuto) e morte per cause cardiache. Conseguentemente sono stati condotti numerosi studi prospettici con tecniche di imaging intravascolare, al fine di rilevare in vivo le caratteristiche delle placche coronariche ad alto rischio.

Tra questi, lo studio CLIMA recentemente ha arruolato 1.003 pazienti sottoposti a OCT (Tomografia ottica computerizzata) dell’arteria discendente anteriore sinistra nel contesto di coronarografia clinicamente indicata. Lo studio CLIMA ha, dunque, ampliato le conclusioni raggiunte da studi precedenti, sottolineando l’importanza clinica dell’infiammazione locale, valutata dalla presenza di macrofagi e dallo spessore del cappuccio fibroso, come caratteristica aggiuntiva d’alto rischio, oltre alla presenza ed all’estensione dei componenti lipidici.”

E ancora, recenti studi scientifici hanno indagato gli enigmi della cardiopatia ischemica rilevando come chi dorme poco, non si lava i denti e non fa colazione abbia un rischio aumentato di infarto.

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Studi epidemiologici e dati sperimentali indicano una forte associazione della deprivazione di sonno con lo sviluppo di fattori di rischio cardiometabolici, aterosclerosi polidistrettuale e coronaropatia. Nello specifico, la deprivazione di sonno è stata associata a disregolazione autonomica, disfunzione endoteliale, ipercoagulabilità, insulino-resistenza e stato infiammatorio sistemico.

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L’iperattivazione adrenergica è la principale responsabile dello sviluppo di ipertensione arteriosa attraverso fenomeni di vasocostrizione, tachicardia e ritenzione di sale. La disregolazione del sistema nervoso autonomo inoltre, attraverso inibizione della funzione pancreatica e aumento della cortisolemia, è stata associata allo sviluppo di insulino-resistenza, iperglicemia e diabete conclamato. In aggiunta a ciò, la deprivazione di sonno facilita lo sviluppo di obesità attraverso un alterato rilascio di grelina e di leptina, principali responsabili dell’aumentato senso di fame.

Nelle ultime due decadi, un interesse crescente è stato rivolto al possibile legame tra parodontopatia e malattie cardiovascolari.

I primi studi epidemiologici osservazionali che esaminavano l’associazione tra igiene orale e malattie cardiovascolari avevano dimostrato che la scarsa salute periodontale era associata ad un aumentato rischio di malattie cardiovascolari. I risultati di un recente studio evidenziavano come, in 8 anni medi di follow-up, si fossero manifestati 555 eventi cardiovascolari globali, di cui 70 fatali.

Il 74% degli eventi cardiovascolari totali era di origine coronarica, dimostrando come i soggetti che lavavano poco i loro denti avessero un più alto rischio di malattia cardiovascolare.

Il pattern dietetico è cambiato significativamente negli ultimi decenni, e si stima che dal 20 al 30% degli adulti oggi salti la colazione. Ad oggi ci sono evidenze sul fatto che saltare la colazione possa essere associato allo sviluppo di aterosclerosi subclinica con conseguente aumento di morbilità e mortalità cardiovascolare. Più recentemente uno studio pubblicato da Uzhova et al. ha fornito importanti elementi a dimostrazione della presenza e distribuzione delle lesioni aterosclerotiche vascolari subcliniche nei soggetti che saltano la colazione.

I risultati dello studio evidenziavano come il gruppo di soggetti che saltava la colazione rispetto a chi l’assumeva regolarmente, aveva un più alto carico aterosclerotico polidistrettuale con una più alta prevalenza di aterosclerosi non coronarica indipendentemente dalla presenza di fattori di rischio cardiovascolari convenzionali.

Studi recenti hanno indagato le opportunità di medicina personalizzata in relazione allo scompenso cardiaco a frazione d’eiezione preservata. Lo Scompenso Cardiaco (SC) a funzione sistolica preservata (HFpEF) rappresenta circa il 50% di tutti i casi di SC, con una sopravvivenza lievemente migliore rispetto ai pazienti con SC a funzione sistolica ridotta (HFrEF), ma con incidenza in costante incremento per l’invecchiamento della popolazione e di conseguenza con un elevato burden socio-economico destinato ad aumentare nel tempo. HFpEF è a tutt’oggi il più grande “unmet medical need”, in base ai dati epidemiologici, poiché nessun farmaco è riuscito a migliorare ad oggi l’outcome dei pazienti affetti da HFpEF. Gli ingredienti di un approccio di medicina personalizzata sono: esercizio fisico e restrizione calorica, aCE-inibitori e sartani, diuretici dell’ansa, statine, Inibitori dell’angiotensina e neprilisina (ARNI), Inibitori del cotrasporto sodio-glucosio-2 (SGLT-2i).

Quanto alle nuove tecniche interventistiche, studi dimostrano l’efficacia della denervazione delle arterie renali con i sistemi di seconda generazione nella cura dell’ipertensione resistente. Studi iniziali di Denervazione Renale, (RDN) per il trattamento dell’ipertensione (HTN) non controllata mediante ablazione a radiofrequenza delle arterie renali, hanno dimostrato che l’RDN è una strategia terapeutica efficace nel ridurre la Pressione Arteriosa (PA). Sono oltre un miliardo le persone in tutto il mondo che soffrono di HTN, di queste circa 150 milioni in Europa, ed il numero è in continua crescita: entro il 2025 si prevede un aumento del 15-20% con quasi 1.5 miliardi di persone ipertese. Questa elevata prevalenza è costante in tutto il mondo, indipendentemente dallo stato sociale e dal reddito.

L’ipertensione diventa progressivamente più comune con l’avanzare dell’età, negli adulti la prevalenza è intorno al 30-45% e diviene superiore al 60% nelle persone di età maggiore ai 60 anni. Si stima inoltre che oltre 9 milioni di persone muoiano ogni anno per complicanze legate all’ipertensione come infarto del miocardio, stroke ed insufficienza renale. I risultati dello studio hanno mostrato una significativa riduzione a 6 mesi della pressione ambulatoriale nei pazienti trattati con RDN ed in particolare una significativa riduzione della pressione sistolica sia nelle ore notturne che diurne.

Dottoressa Eloisa Arbustini

Dottoressa Eloisa Arbustini

Una patologia tutta al femminile: la Dissezione Coronarica Spontanea (SCAD). “Questa patologia – osserva la Dottoressa Eloisa Arbustini, Centre for Inherited Cardiovascular Diseases – IRCCS, Foundation è causa emergente di sindrome coronarica acuta, infarto miocardico acuto e morte improvvisa. I soggetti maggiormente colpiti dalle SCAD sono individui senza o con pochi fattori di rischio cardiovascolare, in particolar modo le giovani donne, cosa che suggerisce una fisiopatologia nettamente diversa rispetto alla più comune causa aterosclerotica. Le attuali evidenze indicano che non solo la patologia è ben più diffusa rispetto a quanto precedentemente ritenuto, ma anche che la gestione clinica può essere nettamente differente rispetto alle sindromi coronariche acute di origine aterosclerotica. La patogenesi della SCAD è multifattoriale, ascrivibile a cause genetiche, squilibri ormonali, sottostanti arteriopatie o altri fattori precipitanti che possono fungere da trigger per l’insorgenza della dissezione (es. infiammazione sistemica, intenso esercizio fisico, ecc.). Nello specifico, la SCAD si associa principalmente a due condizioni quali il peripartum e la displasia fibromuscolare.

La dissezione coronarica è infatti la causa più comune di Infarto Miocardico Acuto (IMA) associato alla gravidanza (43%) e insorge più spesso nell’ultimo trimestre o nell’immediato peripartum. Gli squilibri ormonali legati alla gestazione sembrerebbero rappresentarne la causa principale portando ad alterazioni del connettivo vascolare. Estrogeni e potrebbero infatti favorire alterazioni strutturali all’interno della parete del vaso, causandone il progressivo indebolimento. La SCAD, che rappresenta tra l’1 e il 4% delle cause di Sindrome Coronarica Acuta (SCA), è più diffusa nelle donne con meno di 60 anni e che spesso non presentano fattori di rischio cardiovascolare.”

Due nuovi farmaci per la cura del diabete. I GLP1-RAs e gli SGLT2i rappresentano due classi di farmaci senza precedenti, poiché sono i primi ad apportare un concreto beneficio sul rischio cardiovascolare, oltre che a ridurre i livelli di emoglobina glicata nei soggetti diabetici. Il Gastric Inhibitory Polypeptide (GIP) ed il Glucagon-Like Peptide 1 (GLP1) rappresentano le principali molecole appartenenti alla classe delle incretine, un gruppo di ormoni secreti dalle cellule L e K intestinali in risposta all’ingestione di un pasto. Il GLP1 esplica la sua azione legandosi al proprio recettore che viene espresso in diversi tessuti, incluse le B-cellule pancreatiche: qui il GLP1 stimola il rilascio di insulina glucosio-dipendente.

 

Stefania Bortolotti

 

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