Il volto è lo specchio dell’anima

 

Laura Rivolta, sessuologa psicologa psicoterapeuta

www.laurarivolta.it

Il volto è indubbiamente la parte più espressiva ed “esposta” del corpo, l’unica a non poter essere coperta, almeno nella cultura occidentale. Inoltre, si tratta di una parte di noi  la cui singolarità si determina per il particolare combinarsi dei molti piccoli elementi che lo compongono: le labbra, gli occhi, il colore della pelle, il naso, le ciglia.  È proprio l’insieme, il mix, a rendere unico e singolare ciascuno di noi.

Il volto ha un ruolo speciale, quello di fare da conduttore, veicolo di socialità: esprime le emozioni che sentiamo e ci connette con gli altri.

È con lo sguardo, in particolare, che si incontra chi viene in contatto con noi, comunicando accoglienza, rigidità, imbarazzo, seduzione… il prisma di potenziali emozioni che volontariamente o involontariamente trasmettiamo, sollecita vicinanza o distanziamento, determinando la reazione, quindi la “risposta emotiva”, dell’interlocutore.

È un’aspirazione antica quella di capire il segreto di uno sguardo malizioso, severo, rigido o sognante… un filo rosso che consente di immedesimarci con i nostri più antichi antenati. Perché lo hanno fatto i poeti, i musicisti al pari di ciascuno di noi, nel nostro piccolo e in ogni fase della vita.

Il volto, in questo senso, diventa il nostro ineludibile “biglietto da visita”, verso l’esterno e verso noi stessi. È quanto accade ogni giorno quando ci guardiamo allo specchio: il volto riflesso è importante nel definire l’identità, il senso del sé.

Il volto comunica emozioni e sentimenti.

Le espressioni – indipendentemente dalla nostra volontà – li trasmettono e li rendono evidenti.

Lo sguardo, in particolare, palesa il nostro sentire, anche il più profondo, che sia di rabbia o di interesse, di sdegno o di felicità, ma soprattutto la presenza o l’assenza di un’armonia interiore.

È per questo che si è soliti dire che il volto spesso “tradisce”, superando finzioni autoimposte o tentativi di mascherare la tristezza, come la gioia, in modo immediato. Risulta difficile governare o nascondere quanto si sente profondamente.

Ogni età, in questo senso, specchia nel volto le proprie complessità.

Pensiamo all’acne adolescenziale, con il quale devono confrontarsi giovani e giovanissimi, o le rughe e i segni dell’età che tanto crucciano gli adulti.

Il volto in sé può quindi essere motivo di disagio, amplificando quanto si osserva sulla superficie relativamente ristretta del volto.

Tutto questo si collega indissolubilmente al piacersi, e quindi al piacere agli altri, che nel volto trova il primo elemento su cui l’attenzione propria e degli altri si sofferma e insiste.

La particolarità di una percezione negativa del proprio volto risiede nel fatto che oltre al sentire emotivo interiore, l’attenzione si concentrerà nel coprire quanto percepiamo come difetto. Diventerà quindi molto difficile sorridere, aprirsi ad incontrare e conoscere l’altro, facendoci conoscere a nostra volta.

La cura di sé potrebbe essere un modo per superare questa complessità.

Una coccola per sé stessi che abbraccia e rinforza la dimensione fisica e psichica.

È un modo per “avere la giusta cura”, per piacersi, in primis, e quindi per piacere anche agli altri.

Ma già dotarsi del sorriso è un primo piccolo ma fondamentale gesto che ciascuno di noi può fare. Perché il volto parla anche attraverso il sorriso, che è contagioso e conferisce allure. 

Elargirlo migliora il nostro stato d’animo, mentre disegnarselo anche quando pensiamo di non averne la forza o la voglia, è comunque un buon esercizio, come amo ripetere ai miei pazienti. Consente di percepirsi diversamente allo specchio e quindi, di conseguenza, anche dentro di sé.

Un volto sorridente mette di buon umore chi lo “indossa” e chi lo riceve, predispone e crea empatia.  Allo stesso tempo la cura di sé, il valorizzarsi attraverso una ritualità quotidiana, non è mai mera vanità o frivolezza, bensì un atto di responsabilità necessario per stare bene con sé e con gli altri.

 

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